giovedì 19 giugno 2008

Silenzi...

L’evento

Se un’immagine ci sorprende, ci commuove, a volte c’incanta, è perché, in fondo, ad incantarci è soprattutto un certo modo di guardare la vita, sia che l’autore provi a nascondere l’evidenza, sia che creda di dichiararla apertamente. Attraverso le ultime foto di Vincenzo de Gianni, il nostro sguardo, assieme al suo, afferra un alito di vento, prevede ciò che non è ancora espresso, intuendo che tra poco, in qualche mondo, “avverrà”. O è già avvenuto, e lui ha catturato l’eco anche per noi. E’ sempre l’evento a dominare in queste immagini, ma non lo conosceremo mai, camuffato o solo velato da una forma intrigante, da una luce timida, da un angolo morto e sepolto dall’eccessiva cura o dall’abbandono. Una statua col braccio proteso indica qualcosa che non c’è più, e anche se non ci fosse mai stato niente, farebbe lo stesso. Pochi sanno raccontare l’essenza di un evento; ossia, il fantasma della vita.
De Gianni, consapevole o meno, opera in questo modo. Quando l’immagine appare come una dichiarazione, proprio allora qualcosa ci suggerisce che “non è così”, che tutto è lì in quella foto, quindi non ci sarà nessun evento. E quando un’altra immagine si occulta, sprofondando in piani più lontani o semplicemente nascondendosi dietro rami intrecciati e inquieti ferri battuti, ecco che torna in noi, latente, il desiderio di poterlo individuare, l’evento. Ma dove si nasconde?
La bellezza, l’arte, il lavoro dell’uomo… Ponti e statue ora come ricami ora stanche pietre assopite nella natura. Architetture che non rispondendo più al loro scopo… è come se non l’avessero mai avuto uno scopo. E quando per un attimo sembra che siano abitate, vissute, che l’evento sia lì, pronto a manifestarsi, un attimo dopo non lo sono più. Ogni cosa è di nuovo uguale alle altre, opera del fantasma.
E’ l’artista a suggerircelo, forse perché “nella vita di tutti i giorni” il mondo ci appare come una serie infinita di eventi. Lui, con le sue inquadrature nitide fino all’astrazione, con la misura compositiva di chi sa trattare i mezzi di cui dispone, è alla fine capace di lasciare che l’opera vinca, oltre il proprio “io”, oltre l’evento.

Elvira Procaccini







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